La Saggezza del Corpo

Vivere la condizione umana è vivere la corporeità. (Manicardi, 2013)


In apparenza il corpo, nella nostra cultura, è fortemente valorizzato. La sua salute, la sua bellezza, il suo comfort, il suo piacere sono oggetto di cure, spese, preoccupazioni...Nulla sembra tanto desiderabile quanto il suo benessere. (Lacroix, 2012)

Ma, a guardar le cose in profondità, si tratta davvero di valorizzazione?

E soprattutto...qual è il ‘modello’ di corpo che viene valorizzato nel nostro tempo?

Le immagini che la società contemporanea veicola a proposito del corpo, sono immagini di esaltazione, esibizione, sublimazione, idolatria.

L’impressione è che il corpo, oggi invadentemente esibito nella sua bellezza ‘costruita’ e ‘ricostruita’, sia in realtà un corpo vuoto, non eloquente, senza profondità, omologato a canoni estetici alla moda, parcellizzato, anatomizzato; un corpo che è pura esteriorità, in fin dei conti neutralizzato e banalizzato…Per dirla con le parole di Sandro Vero: un corpo disabitato.


Nella costituzione di questo modello, l'industria del 'fitness' ha giocato sicuramente un ruolo fondamentale.

Il mondo del fitness è stato - uso il passato come speranza verso un cambio di paradigma - un mondo pieno di promesse.

La ragione stessa della sua esistenza e del suo successo era la promessa che la vita potesse essere governata e controllata da una volontà cosciente, organizzata e disciplinata, che facesse del corpo il proprio strumento di ‘dominio’ della realtà.


Tenersi in forma, essere giovani, belli, atletici, in salute: questi sembrano gli obiettivi delle pratiche che ricadono nella categoria generale del fitness. (Vero, 2008)


Forma piuttosto che sostanza, questo sembra il messaggio che si percepisce entrando in una palestra.


La sintassi che si muove negli spazi di una palestra è una sintassi irrigidita nel gesto di ribadire più o meno sempre le stesse verità: io (corpo) sono in quanto mi mostro, questo è il mio momento di gloria, il fine ultimo delle mie imprese, la pasqua delle mie sofferenze private, consumate fra brodini asettici di verdure accuratamente scelte e le apparenti trasgressioni delle barrette supervitaminiche al sapore di precipitato chimico. (Vero, 2008)


In questo contesto, gli attori in scena sono impegnati a mantenere una costante, e talvolta ossessionante, preoccupazione verso l’immagine del proprio corpo, poiché apparire ed essere sono coincidenti.


Il corpo è…in quanto si mostra.


La fonte dell’appagamento non è più nel corpo come tale, ma in qualcosa che viene cercato aldilà di questo: l’immagine.


Il soggetto ipermoderno s’identifica con il suo corpo “perfetto”, poiché è a questo che la società del benessere assegna il compito di garantire che si può essere felici; afferma infatti che l’apparire del corpo curato nella sua forma, può testimoniare la consistenza dell’essere. (Vero, 2008)


C’è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore sapienza (Nietzsche).

Il tempo dell’apparenza, della forma, dell’estetica, dell’immagine, sta lasciando spazio ad un TEMPO 'ORGANICO', naturale, biologico.

…Ecco, mi piace pensare che questa frase di Nietzsche possa essere lo 'slogan' del tempo 'organico'.

Il proprio corpo è per ognuno, in modo paradossale, il luogo più lontano (l’altrove) e quello più vicino (l’intimo). Perché il corpo “altrove” e il corpo “intimo” si incontrino è necessario un lungo cammino, quasi una “rinascita”. (Salonia, 2008)

Il Movimento, l’esercizio fisico e, più in generale, un ‘nuovo’ modo di pensare al fitness può rappresentare un itinerario di ricerca della saggezza del Corpo, può portare a comprendere e migliorare il proprio essere-nel-mondo in modo ORGANICO.

Un itinerario che parta dalla prospettiva del "corpo che ho" e giunga alla consapevolezza del "corpo che sono" (Salonia, 2008)

Le 3 vie di questo itinerario, che portano al Corpo: dal corpo “visto” al corpo “vissuto”.


1. E’ la via dello sguardo estetico.

Nella via estetica è insito il rischio che lo sguardo trasformi il corpo in oggetto (Sartre), lo valuti (bello/brutto, grasso/magro), lo sottoponga a confronti.

Un’estetica comparativa e competitiva riduce il corpo alla sua immagine (body building, chirurgia estetica) e coinvolge in modo riduttivo e spesso esasperato, unicamente uno dei cinque sensi: la vista.


2. E’ la via della funzionalità.

Si comprende il corpo non solo quando lo si vede ma anche quando si sperimenta la sua funzionalità, il suo muoversi, il suo manipolare l’ambiente.

Sperimentare la funzionalità del corpo non solo rende positiva e accresce l’esperienza del proprio corpo, ma diventa anche, sin dallo sviluppo infantile, elemento costitutivo dell’identità corporea.


3. E’ la via della ‘conversione metamorfica (libera reinterpretazione dei concetti di Husserl)

Questa via, in effetti, porta all’intimo dell’esperienza corporea, una dimensione altra dove tacciono le parole della mente e dal silenzio emergono parole nuove, parole che ‘sanno’ di corpo e richiamano l’integrità corpo-anima del bambino.

Si entra in questa dimensione attraverso il codice cinestetico: l’imparare a sentire il proprio corpo, nelle varie parti e nel suo insieme, al di là del codice visivo e di quello funzionale.

Merleau-Ponty parla di “corpo vissuto” per tradurre questa conoscenza intima del corpo che fa esclamare: “Io sono un corpo!”

Questa propriocezione del corpo crea lo “schema corporeo implicito”, cioè un’immagine del proprio corpo che risulta non dal corpo reale ma unicamente dalle parti (e dalla totalità) percepite a livello propriocinetico.

Per esemplificare le 3 vie:

- codice visivo = vedo la mia mano;

- codice funzionale = la apro, prendo oggetti;

- codice propriocettivo = la sento, ossia la abito.

E’ attraverso il codice propriocettivo che ci si sente dentro il proprio corpo, ci si sente “appropriati”, e si sperimenta un senso di pienezza che completa e integra le esperienze del corpo che si hanno a livello visivo e funzionale. (Salonia, 2008)


La bellezza vera del corpo è data dal modo in cui lo si “vive”: un corpo abitato con pienezza vibra, emana una sensazione calda e luminosa di sensualità e vitalità, e produce uno sguardo nuovo per il proprio e per gli altrui corpi. (Salonia, 2008)

Nel corpo che mi accomuna a ogni uomo e al tempo stesso mi personalizza, proprio lì è incisa la mia unicità, la mia irripetibilità.

Il corpo è portatore di una sua memoria profonda: esso conserva tracce invisibili ma realissime di ciò che l’uomo ha vissuto, provato e sofferto.

Il corpo è il libro del tempo, il libro su cui restano registrate emozioni, sofferenze ed esperienze di un passato che non è dietro a noi ma dentro di noi.

Il corpo parla, e parla un linguaggio che anticipa e trascende l’espressione verbale. E’ dunque essenziale ascoltare il proprio corpo.

Il corpo è il nostro modo di essere nel mondo, di prendervi parte, di rispondere ai suoi molteplici richiami e alle sue sollecitazioni di gioia o di dolore, cose tutte che plasmano il nostro corpo fino a renderlo immagine fedele del nostro carattere, di chi noi siamo. (Manicardi, 2013)


Avere cura del corpo, sentirsi bene con il proprio corpo dovrebbe rappresentare un bisogno ed un impegno primario per ogni persona.


In questo senso occorre ripensare il concetto di 'fitness' non circoscrivendolo e limitandolo a modelli meramente estetici o funzionali.

Il concetto di “fit” dovrebbe indicare, proprio a livello semantico, un sentire il proprio corpo in modo adeguato, “giusto”, per l’appunto.

Curare il corpo, renderlo “fit”, richiede soprattutto attenzione alle sue richieste e ai suoi feedback.

Il fitness, praticato nella pienezza della sua accezione intima e olistica, permette di includere il corpo nel proprio “spazio mentale” e, quindi, di arricchire e migliorare le sensibilità corporee.


Sviluppa l’attenzione dei cinque sensi, sperimenta in lungo e largo il corpo in movimento, vivi i verbi del corpoestenditi e richiuditi, sostieni e lascia andare, apri e chiudi, diventa pesante e leggero, riposa e tenditi al massimo, ... – e percorrerai le strade che favoriscono e custodiscono l’esperienza di un Corpo vibrante, del Suo esserci nelle varie forme. (Salonia, 2008)


“Quando gli dei muoiono e i sistemi di valore crollano, all’essere umano non resta che il corpo come punto di riferimento”

(detto indiano)



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