La Motivazione allevia il Dolore


Tutti conosciamo il piacere che deriva dal lenire un dolore.


Quando siamo doloranti cerchiamo sollievo e soddisfazione. E questo è ancora più vero per coloro che soffrono di un dolore cronico: il desiderio di alleviare la sofferenza domina costantemente su tutti gli altri pensieri. Immaginiamo di indossare delle scarpe da trekking e di camminare solo per pochi minuti: accuseremo dolore, certo, ma sarà stato tutto sommato sopportabile. Proviamo a pensare adesso a come sarebbe indossare gli stessi scarponi durante una passeggiata in montagna: il dolore aumenterebbe costantemente, finché non giungeremo ad assumere posture scomposte ed un’espressione sofferente. Togliersi le scarpe e sgranchire i piedi all’aria fresca: un'enorme soddisfazione.


È altrettanto noto a tutti che una forte motivazione nell’ottenere un guadagno aumenti il gradimento del traguardo raggiunto. Se mangiamo un gelato, ad esempio,

proviamo piacere. Se però il gelato lo mangiamo come premio dopo un mese di dieta dimagrante, quanto lo gustiamo di più?


Il sollievo, d’altro canto, può essere concettualizzato come un “premio” (es: “se arriviamo su al rifugio in vetta alla montagna, allora possiamo toglierci le scarpe”). Ne possiamo concludere che la riduzione di un input nocicettivo (i.e. dolore fisiologico) ottenuta tramite una forte motivazione sarà molto più soddisfacente.


La Roulette


La ricercatrice Susan Becker della Heidelberg University in Germania ha condotto uno studio in cui i partecipanti venivano fatti giocare a una roulette computerizzata. La possibilità di una vincita fa sentire le persone motivate. Lo scopo dell’esperienza era, appunto, quello di dimostrare che effettivamente uno stato mentale volto al risultato e al raggiungimento di un premio consenta alle persone di ignorare - almeno parzialmente - il dolore.



Prima dell’esperimento l’avambraccio dei partecipanti veniva sensibilizzato utilizzando la capsaicina, la molecola responsabile della “piccantezza” del peperoncino.

Dopodiché sulla stessa area di cute veniva applicato calore tramite un termostato computerizzato.


Inizialmente la temperatura veniva fatta aumentare lentamente fino a individuare la soglia del dolore del soggetto, in modo da provocare un dolore moderato. Dopodiché il partecipante iniziava a giocare alla roulette. In seguito a una perdita compariva la scritta “Hai perso” e la temperatura aumentava provocando maggiore dolore. Se usciva il colore scelto, invece, compariva la scritta “Hai vinto” e veniva ridotta la temperatura.


La sensazione di sollievo, poi, è stata confrontata con quella provata utilizzando le stesse “quantità di dolore” (e quindi di temperatura) in una situazione che non prevedesse nessun meccanismo di vincita. Durante la fase di controllo, infatti, i soggetti non avevano la possibilità di giocare e venivano sottoposti alle stesse variazioni di temperatura potendo solo subire gli eventi.


Il dolore percepito in risposta alla temperatura è stato valutato in due modi. Durante l’esperimento veniva chiesto ai partecipanti di fornire una valutazione soggettiva. Dopo l’esperimento veniva loro chiesto, invece, di modulare loro stessi la temperatura subita in modo da riprodurre il dolore provato durante l’esperimento. In questo modo si sono potuti evitare errori dovuti alla disomogeneità di giudizio mettendo in relazione il dolore percepito (dato soggettivo) con la variazione di temperatura (dato oggettivo).


I risultati hanno confermato l’ipotesi: il dolore veniva avvertito di meno quando il partecipante “vinceva” la riduzione di temperatura. Considerando le valutazioni oggettive o quelle soggettive, l’esito non cambia.

Questi risultati indicano che quando la riduzione del dolore viene ottenuta tramite uno stato di motivazione (la ricerca di una vincita) si innesca una sorta di sollievo aggiuntivo “dall’interno”.



Probabilmente si tratta di un meccanismo interiore atavico, ancestrale. L’antico cacciatore doveva ignorare il dolore e inseguire la preda: ne andava della vita.


Tutto ciò può assumere una grande rilevanza nel contesto clinico, soprattutto nella terapia per il dolore cronico. I rinforzi negativi e positivi vengono già usati nella terapia lenitiva per promuovere abitudini salutari e ridurre i comportamenti nocivi. Utilizzare il sollievo come rinforzo negativo può servire a trascinare il paziente in un circolo virtuoso migliorando le sue abitudini e facendogli assumere un atteggiamento maggiormente motivato. In una fase avanzata della terapia il rinforzo può diventare anche positivo: la migliorata funzionalità e la maggior consapevolezza nei propri mezzi permetterà al paziente di vedere il traguardo del benessere molto più vicino.

Fonte:

Doubling your payoff: winning pain relief engages endogenous pain inhibition. Society of Neuroscience journal – 2015 – Susanne Becker et al

#dolore #dolorecronico #motivazione #capsaicina

Articoli recenti
Archivio 
Ricerca per tags
Non ci sono ancora tag.

© 2021 MOVEBO ® Dr. Stefano Spaccanico Proietti - tutti i diritti sono riservati

CONTATTI

Via Protomartiri Francescani 131

Assisi - Perugia 

 

tel. +39.333.22.97.182 

 

email s.spaccapanico@gmail.com

p.iva 02857220541